La grotta del Genovese a Levanzo

L’arte nasce prima della scrittura, lo sappiamo: è l’arte preistorica. Quello che invece si sa meno è che la Sicilia, o meglio una tra le più piccole delle sue isole, ne custodisce tracce importantissime: è la Grotta del Genovese di Levanzo.

Usata probabilmente come santuario, al servizio di chi abitava gli insediamenti intorno, si affaccia su uno degli angoli più suggestivi dell’isola. Oggi è ancora possibile visitarla grazie all’associazione che ne gestisce apertura e visite guidate, oltre al trasporto via terra e via mare (qualora questo lo permetta: noi siamo arrivati in barca e ne abbiamo approfittato per apprezzare la costa e i faraglioni).

 

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La grotta, non troppo piccola né angusta, consente una visita agevole in posizione eretta con una temperatura di 19 gradi (a luglio) quindi, salvo casi isolati, si respira bene e c’è abbastanza spazio per tutto il gruppo, comunque piccolo. Il sito, o meglio il suo tesoro, fu scoperto quasi per caso da una turista fiorentina: la grotta era ben conosciuta dai cacciatori che si limitavano a introdurre all’interno un furetto e ad aspettare fuori che i conigli lasciassero le numerose tane. Era il 1949 e la fiorentina, capendo subito l’entità del sito, chiamò presto i rinforzi, il prof. Graziosi: quello che venne letteralmente alla luce fu una scoperta straordinaria, ancora oggi perfettamente conservata.

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Una varietà di pitture e incisioni, appartenenti a periodi diversi, che ci apre una finestra sui nostri antenati, dandoci la precisa percezione di cosa davvero interessasse loro. Ovviamente la caccia, e le prime forme pittoriche hanno proprio una valenza propiziatoria, ma anche la pesca, oltre ovviamente alla figura umana, maschile e femminile. Esempi simili di pittura rupestre si ritrovano solo in Francia e in Spagna (Chauvet e Altamira mostrano anche gli stessi animali), oltre alla palermitana grotta dell’Addaura per quanto riguarda i graffiti.

imageCi collochiamo tra Paleolitico e Neolitico, in un ampio lasso di tempo (a partire da circa 10.000 anni fa) che fa individuare una prima fase in cui Levanzo, così come Favignana, era ancora l’estremità della costa trapanese, e una seconda in cui, in seguito all’innalzamento del livello del mare, si ritrovarono isole, da allora associate a Marettimo, nell’arcipelago noto come Egadi.

La visita risulta davvero affascinante e grazie alla spiegazione della guida, è possibile apprezzare le rgenovese3affigurazioni, ancora chiarissime, di donne dal corpo a clessidra (simbolo di fertilità) e di uomini stilizzati, intenti forse a ballare. Tuttavia, la parte più cospicua sia delle pitture che dei graffiti, è riservata agli animali: si distinguono porcellini, cervi, bovini, equini, ovini, oltre a pesci dalle diverse fattezze (il tonno è diverso dal delfino), segno di come l’artista del tempo abbia prima attentamente osservato la natura. Ancora più interessante è però il modo in cui sono raffigurati: si cerca una sorta di prospettiva, si prova a restituire per quanto possibile il naturalismo ed ecco quindi un cavallo voltare la testa, un bovino adulto accompagnare un cucciolo. Pittura affidata a carboncino e grasso e stesa con le dita o con pennelli rudimentali fatti con peli di animali, graffiti incisi nel calcare tenero grazie a selci e ossidiana. Quest’ultima viene direttamente dalla isole Eolie, segno che tra i due arcipelaghi dovevano esserci dei contatti e degli scambi giù in tempi antichissimi!

Il nome “Grotta del Genovese” probabilmente risale al tempo in cui l’isola apparteneva ai liguri Pallavicino, prima che la cedessero ai Florio, in un luogo che riveste tuttora un’importanza strategica per via del rigagnolo d’acqua dolce che ancora sgorga a riva, ben conosciuto dagli isolani di ieri e di oggi.

La visita costa 25 euro e comprende il trasporto, via mare o via terra, l’uso del caschetto e la visita guidata. Non è possibile fare foto all’interno. Durata: circa 2 ore e mezza, incluso il trasporto da e per il porto di Levanzo.

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