Il Val di Noto: storia di una fenice

Lo splendore che nasce dalle tragedie. Il Val di Noto è fenice che rinasce dalle ceneri e lo fa con uno spiegamento di ali imponente: ali di rinascita sotto le quali germogliano le attuali province di Ragusa, Catania e Siracusa. 1693 terremoto, catastrofe che si porta via 50.000 anime e rade al suolo gran parte di ciò che l’uomo aveva osato costruire.

siciliavalli

Innanzitutto il Val di Noto è maschio. Non è la valle di Noto: Val è diminutivo di Vallo, a ricordare le tre parti in cui i nostri conquistatori arabi avevano diviso la Sicilia. Fino al 1812 la Sicilia era divisa in Val Demone (no, nessuno spiritello infernale, viene dal latino “nemorum”, dei boschi, che in effetti si concentrano ancora oggi nel Messinese), Val di Mazara (invertito il nome ma rimane la punta occidentale) e Val di Noto per il Sud-Est (così a Sud da toccare latitudini più giù di Tunisi e così a Est da farsi ombelico del Mediterraneo).

11 gennaio 1693: terremoto. Attuali province di Catania, Siracusa e Ragusa devastate. Ci sono città rase al suolo e ricostruite altrove, Occhiolà si sposta e si rinomina Grammichele, ce ne sono altre che colgono la palla al balzo per ricostruirsi in luoghi più convenienti, vedi Noto, ce ne sono alcune che rinascono sulle macerie, come Modica, ce ne sono altre che si spaccano e alcuni abitanti ricostruiscono nello stesso sito, altri altrove, è il caso di Ragusa. In ogni caso il XVIII secolo è il tempo della rinascita, della ricostruzione monumentale di ogni città, ognuna con la sua storia ma tutte nello stesso stile, il tardobarocco, un filo rosso che sulla scia ritardataria (circa un secolo) del barocco romano di Bernini e Borromini, vuole stupire, meravigliare e lasciare tutti a bocca aperta.

Basti pensare alle Cattedrali di Catania e Siracusa, con due storie molto molto diverse (se la prima vanta ancora le absidi normanne, la seconda le risponde con le colonne del tempio di Atena) eppur simili, così come i capolavori di San Giorgio a Modica e San Giorgio a Ragusa.

La ricostruzione tardobarocca è talmente evidente che unisca vari punti della Sicilia orientale, che l’Unesco non ha potuto fare a meno di riconoscerli come un unico omogeneo sito: il Val di Noto comprende Catania con Caltagirone e Militello Val di Catania, Siracusa (in realtà Siracusa ne è fuori perché già “bollata” Unesco con Pantalica) con Noto e Palazzolo Acreide e infine Ragusa con Modica e Scicli.

Cosa hanno in comune? La ricostruzione che seguì il sisma è da considerarsi come il frutto maturo del barocco, di quello stile che aveva avuto vita a Roma un secolo prima ma che, come tutte le altre correnti che arrivino in Sicilia, si è arricchito di spunti locali nonché esigenze legate all’orografia del territorio, ai materiali e alle tradizioni del luogo. Il Val di Noto ha una storia di rinascita, di scalpellini e architetti che prendono spunto dai modelli italiani ed europei e li calano nella loro realtà. Il visitatore, che sia turista, per scelta o per caso, o autoctono, non può che restare a bocca aperta, folgorato da una maestosità barocca ma alleggerita dal corso del tempo.

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